Dicembre 04 2009
La stagione degli spettacoli teatrali
Questa è la stagione del teatro e spesso a Gatti di Mare ospito attori e personale del teatro.
Questa volta sono arrivati i ragazzi che si occupano del “dietro le quinte” e che sinceramente fanno un lavoro incredibilmente faticoso, fra orari assurdi e levatacce incredibili per raggiungere i teatri di mezza Italia.
Vorrei ringraziare Gian Maria per i biglietti!!!!
Pamela Villoresi, con il drammaturgo Giuseppe Manfridi e il regista Maurizio Panici racconta gli ultimi vent’anni di vita artistica di Marlene Dietrich, che vanno dal 1954 al 1975, prima che una lunga malattia non costringesse l’attrice e cantante a lasciare la scena.
Marlene, ( una produzione dell’Associazione Teatrale Pistoiese), presenta, attraverso tre momenti che precedono altrettanti concerti, il personaggio della Dietrich nella sua disastrosa intimità personale e nella sua straordinaria grandezza artistica.
I tre capitoli si svolgono in camere d’albergo o in camerini, cogliendo Marlene mentre si prepara ad entrare in scena a Londra nel 1954, a Berlino nel 1960, e a Toronto nel 1975.
Il testo sottolinea anche la figura del “Mefistofele”, il regista Josef Von Sternberg, l’intramontabile creatore de L’Angelo azzurro, che tanto contribuì alla gloria della Dietrich ma che fomentò non poco la sua mostruosa sete di perfezione.
Fu lui che convinse Marlene a farsi togliere quattro molari per accentuare i suoi zigomi.
Manfridi sceglie di aprire e chiudere lo spettacolo con Von Sternberg, anche a costo di farlo apparire redivivo sei anni dopo la sua morte, attraverso l’immaginazione della protagonista.
Evidenzia così il ruolo mefistofelico del noto regista.
Nella parte centrale dello spettacolo, un’intelligente scrittura e una straordinaria interpretazione riescono a fare emergere tutta la complessità di Marlene.
Il testo ha il merito di ricostruire al contempo la vita privata e artistica della diva.
Dalla sua camera d’albergo o dal suo camerino si conoscono le sue problematiche relazioni personali, ma anche le sue canzoni e i suoi bellissimi costumi (ottimo il lavoro di Lucia Mariani).
Ma certo tutto si regge sulla nuova diva, che per interpretare la Dietrich è dimagrita quattordici chili e ha abbassato la sua gamma vocalica di due toni.
Palestra quotidiana e costanti esercizi le hanno permesso di identificarsi con Marlene.
E il risultato, sinceramente, è incredibile.
Pamela Villoresi è totalmente calata nel suo personaggio, recita con estrema naturalezza, sembra non trovare alcuna difficoltà.
Aiutata da costumi, trucchi e parrucche, incarna con verosimiglianza la diva così come doveva essere nei concerti di Londra, Berlino e Toronto.
E non perde forza nemmeno quando si confronta con una Marlene vent’anni più anziana rispetto alla prima scena: pare assolutamente a suo agio anche con voce e movimenti invecchiati.
Accanto a lei David Sebasti incarna un Burt Bacharch impetuoso ma dolce con la sua amante; disinvolto nella recitazione e bravo anche nel canto.
La più debole la figure di Tami, la donna che ebbe a lungo una relazione con la Dietrich e che poi morì in manicomio, interpretata da Cristina Sebastianelli.
La figlia Kater, la principale vittima della vita disordinata di Marlene, autrice della biografia che ne denunciò le sregolatezze, è affidata senza stonature a Sivlia Budri.
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